“Ego sum qui sum”: terza edizione del Messale Romano con una rinnovata traduzione.

Quando viene promulgato un libro liturgico, si realizza sempre un evento importante per la vita della Chiesa. Ciò a maggior ragione se il libro è il Messale Romano (MR). L’importanza di questo avvenimento non è data soltanto dalle eventuali novità che il Messale può contenere, quanto dal fatto che con esso la Chiesa trasmette alla comunità dei fedeli lo strumento autorevole che dà forma alla vita sacramentale. «La liturgia, infatti, mediante la quale, soprattutto nel divino sacrificio dell’eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e l’autentica natura della vera Chiesa» (SC 2) […].
Queste terza edizione in lingua italiana, dopo quasi quarant’anni dalla seconda (1983), è motivata fondamentalmente dalla necessità di adeguare il libro liturgico all’editio typica tertia latina del Missale Romanum […].
La scelta dei vescovi è stata quella di non apportare variazioni alle parti recitate dall’assemblea, eccetto le poche ritenute necessarie. Prenderemo in considerazione le variazioni più significative.

Ma cosa cambia in concreto per l’assemblea? Ecco di seguito un sunto di quello che i fedeli dovranno cambiare durante alcune preghiere (ndr):

Fratelli e Sorelle

Chi sono i nostri fratelli e le nostre sorelle?La prima novità riguarda il Confesso, dove alla due ricorrenze di “fratelli” è stato inserito anche “sorelle”: «Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato… e supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle, di pregare…». L’aggiunta di “sorelle” risponde ad un criterio di verità. L’assemblea liturgica di una comunità cristiana è infatti composta da uomini e donne, e pertanto la formula di confessione non può costringere il fedele a fingere che le donne non siano presenti. Soprattutto, non si può impedire alle donne di trovarsi riconosciute ed espresse nella preghiera della Chiesa […]. 

Kyrie elèison e Christe elèison

kyrie eleison, christe eleison | WordReference ForumsUn’altra novità si trova nel «canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la misericordia» (OGMR, 52): la triplice invocazione dell’atto penitenziale. Invece della litania “Signore pietà” e “Cristo pietà” si dirà Kyrie elèison e Christe elèison, recuperando l’antica invocazione in greco. Così anche nelle formule tropate: «Signore, via che riconduce al Padre, Kyrie elèison» e l’assemblea risponde: «Kyrie elèison». Questa invocazione fa parte di quei testi che nel corso dei secoli si sono mantenuti nella lingua originale e che nemmeno il passaggio al latino avvenuto a Roma nel IV secolo ha tradotto, così come l’Amen e l’Alleluia.

..e pace in terra agli uomini amati dal Signore

Gloria in cielo e pace in terra / Attualità / Home - Verona FedeleNell’antichissimo inno del Gloria, «con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello» (OGMR, 53), c’è una modifica che avrà un significativo impatto. La frase «e pace in terra agli uomini di buona volontà» è sostituita con «e pace in terra agli uomini amati dal Signore». La scelta è dettata da una maggiore fedeltà al testo biblico di riferimento (Lc 2,14), che la Bibbia traduce con «che egli ama». Dopo attenta valutazione, per il nuovo Messale è stata preferita l’espressione “amati dal Signore” in quanto, per il numero di sillabe e accenti tonici, può essere sostituita al testo finora in uso senza creare problemi di cantabilità nelle melodie esistenti.

Non abbandonarci alla tentazione

Padre nostro: non abbandonarci nella tentazione? - Città Nuova - Città NuovaNei riti di comunione c’è la novità più nota: la traduzione del Padre nostro, di cui molto si è parlato e scritto. Questa modifica è stata anche il testo più discusso dai vescovi che alla fine hanno approvato l’introduzione nel Messale della versione già presente nella Bibbia: «Non abbandonarci alla tentazione». L’espressione precedente «non indurci in tentazione» aveva come fondamento il verbo greco eisferein, cioè “non lasciarci entrare”. Essa però, in lingua italiana, portava a pensare che il Padre spinga e in qualche modo provochi alla tentazione, tradendo un’immagine di Dio non proprio evangelica. Non bisogna dimenticare che per fedeltà sia all’originale greco che alla versione latina è stata aggiunga la congiunzione “anche” assente nella traduzione finora in uso: «come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» […].

La preoccupazione di fondo è che tutti i fedeli, nella celebrazione eucaristica, possano esercitare quella piena, cosciente e attiva partecipazione, che è richiesta dalla natura della stessa liturgia e alla quale gli stessi fedeli, in forza della loro condizione, hanno diritto e dovere. La pubblicazione del Messale, quindi, non è legata alla vita dei preti ma è per il popolo di Dio.
                                                                                                                                  (tratto dalla catechesi di Mons. Letterio Maiorana)

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