L’ALBERO QUARESIMALE È FIORITO!

All’inizio del cammino quaresimale, nella nostra Basilica, era stato posto un albero spoglio. Quest’albero sarebbe rinverdito di settimana in settimana, con foglie in cui i bambini della catechesi avrebbero riversato i loro propositi per la Quaresima, le loro preghiere, le loro speranze. Lo scopo iniziale era quello di far meditare i bambini sul significato della Quaresima, su cosa fosse questo “tempo forte” che ci prepara a vivere in pienezza la Pasqua.

Ma Dio ha uno sguardo più ampio del nostro, e quello che inizialmente era una pedagogia per i bambini è divenuto insegnamento per tutta la comunità. Dio comunica le cose nel modo più impensato, ma quando sceglie di istruirci attraverso i bimbi, attraverso le loro frasi, attraverso le loro riflessioni, spesso siamo sordi e ciechi.

Cosa scrivono i bambini? Ringraziano per quello che hanno, si impegnano a pregare affinché fiorisca la pace nei cuori degli uomini, chiedono a Gesù di rendere tutte le persone felici, offrono le loro mani perché Gesù le usi per aiutare gli altri, e si impegnano a fare gesti quotidiani: a non litigare con i fratelli, ad essere pazienti, a fare i compiti, a donare quel che possono.

Leggendo le loro frasi mi interrogo su quanto detto da Gesù, “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18, 3-4). Mi chiedo cosa sapevamo quando eravamo piccoli che ora abbiamo dimenticato? Eravamo semplici, puri, senza ambizioni di grandezza? In realtà penso che non sia questo.

I bambini si fidano e si affidano a qualcuno. Sanno che non si diventa grandi da soli, si diventa ciò che si segue, e si segue ciò che si ama e che si stima. Dio si è fatto uomo affinché noi potessimo comprenderlo, accoglierlo, amarlo, seguirlo e imitarlo. Per raggiungere il regno dei cieli occorre quindi totale dipendenza e spirito di fiducia in Lui.

E i bimbi lo sanno. Sanno dire grazie in modo genuino e vero di quello che ricevono; sanno che la pace non è un bene che viene dall’esterno, ma deve nascere dal cuore degli uomini; sanno che la felicità la può dare solo Gesù, ma che nel distribuirla utilizza le nostre mani e il nostro impegno; sanno che Dio non lo devi cercare lontano, è Lui che ti viene a prendere lì dove sei, mentre vivi la quotidianità, mentre fai i tuoi compiti ogni giorno, mentre sei paziente e fai tutto quello di cui sei capace.

E allora il nostro albero è fiorito, perché guardando al Cristo Risorto rifiorisca anche il nostro cuore bambino, quel cuore che Dio ci ha fatto per il bene, per la felicità, per raggiungerlo. Perché in ciascuno di noi è racchiuso quel cuore bambino, sotto strati di superbia, di arroganza e di peccati, ma è lì che batte e Dio lo sa. E attende Dio, che con un atto di umiltà ci riconosciamo di nuovo piccoli e bisognosi di Lui.

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